Pizza e coca con Tan. AnnaG.

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Quarto episodio.

…la ‘donna -giaguaro’. Chissà come mi è venuta in mente. Giuro che esiste,ne ho la prova tutte le mattine di mercato.

Certo che la mente fa dei viaggi… la mia conosce posti che non ci sono neanche sulla cartina geografica, è allenata a smaltire jet-lag e a conoscere persone di ogni tipo. Per fortuna i viaggi mentali sono gratis,altrimenti avrei dovuto smettere da un po’!

Chiamo Tan: mi affaccio alla finestra e urlo il suo nome. Si materializza in meno di un minuto come fosse un’apparizione divina.

In Africa è un giornalista affermato, in Italia vende accendini ma non ha mai perso il sorriso e la speranza. Ci siamo conosciuti il giorno stesso del mio arrivo a Roma, all’uscita della stazione: ‘Accendino?!? …’No grazie non fumo…’ . (Come se un accendino servisse solo per accendersi una sigaretta!). Non si fece scoraggiare dalla mia risposta che subito mi chiese se volevo una mano con le valigie. Risposi che sì, mi sarebbe stato di aiuto ma ripensandoci bene,prima volevo comprargli un accendino. Per accendere i fornelli. Da allora siamo amici e vicini di casa.

‘Mia bella principessa!’- arriva dal palazzo opposto in un italiano maccheronico. Mi chiama così. ‘Bella principessa.’

Che poi pensavo, una principessa non può essere brutta altrimenti non sarebbe una principessa e allora è come se dicesse due volte la parola ‘principessa’: ‘Mia principessa principessa!’ .

Evidente che nessuno mai prima di Tan mi avesse chiamata così e io non avessi potuto riflettere su questa parola.

‘Amico mio, ceniamo insieme con il solito menù?!’

Pizza a domicilio già tagliata in otto spicchi(più l’omaggio di una lattina di coca cola) mangiata direttamente dal cartone, sul mio letto. Il solito menù.

L’articolo che ho cominciato a scrivere non ha avuto un gran successo agli occhi di Tan-giornalista. Dice che l’idea è buona…osservare la gente e scrivere di loro, come fossero campioni da analizzare in laboratorio e dedurne qualche legge di comportamento ma niente che non fosse già stato scritto(per ora).

L’istinto fu subito di cacciarlo di casa senza ancora che avesse finito la sua pizza, ma seppi contenermi. In fondo il giornalista era lui. Io stavo tentando di diventarlo e poi avevo ancora un po’ di tempo prima della scadenza  alla redazione del giornale.

La notte la passai in bianco divisa fra quel ‘per ora’ che significava ‘per ora il tuo lavoro fa schifo, ma puoi sempre rimediare’  e l’ odore di cipolla della pizza di Tan che aveva impregnato tutta casa. Ma si sa, gli Africani amano i sapori forti.

Alla notte insonne decisi che la giornata sarebbe dovuta partire con il piede giusto: cappuccino con tanto di cacao al bar sotto casa.

Il tempo di uscire dal bar che eccolo venire verso la mia direzione. Lui, l’uomo della vetrina. Questa volta non ho dubbi perché non ci separa nessuna vetrina ma solo uno strato di smog romano in un mattina qualunque: mi ha sorriso. Sì,mi ha sorriso! E io allora torno ad avere fiducia nella vita e un po’ anche nel mio articolo.

Passo oltre e per sicurezza mi specchio nel vetro della prima macchina che trovo parcheggiata, convinta di essere davvero un po’ principessa. Mi ha sorriso!!! Mi-ha-sor-ri-so! .

Una riga di cacao fa capolino sulla mia bocca: Clio make up sarebbe andata fiera di me. E invece la vita fa schifo!

Non era un sorriso…sbeffeggiava quella riga di cacao sulla mia bocca….non può esserci altra spiegazione…!

 

continua…

 

Se ti sei persa l’episodio precedente leggilo!!

 

 

 

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