Niente è come sembra…

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Quando il corpo è flessibile, anche la mente lo è.
Pattabhi Jois.

 

Bella foto eh??? E che posizione perfetta!!!! Talmente leggera da galleggiare sulle acque…. La disciplina millenaria dello yoga è diventato uno dei fenomeni mediatici e sociali del pianeta, direi che non c’è nulla di più moderno dell’antica scienza indiana!

In particolare Pinterest ma soprattutto Instragram sono invase da profili di splendidi yogi e yogini che si contorcono e vengono fotografati in bikini mozzafiato e fisici da urlo, oppure in strani abbigliamenti molto più scenografici, praticando posizioni pazzesche e irripetibili dalla maggior parte delle persone. Questo scatena le più diverse reazioni: sicuramente, la prima di tutte, è l’ammirazione. Ma poi, ascoltando le innumerevoli rigidità dei nostri corpi e pensando che la mattina abbiamo impiegato almeno due minuti per ricordare alle nostre spalle come muoversi per poterci lavare i denti, sicuramente viene da pensare che lo yoga non fa per noi! Per altri, i più in forma e motivati, quelle foto diventano l’obiettivo della pratica cui ci si immola sperando di diventare come la modella che ci ha affascinati. Insomma, come riconciliare la “realtà” dei normali esseri umani e delle loro rigidità fisiche con le immagini superglam che ci propinano e che ci fanno sentire sempre continuamente “fuori dalla vita”?

Vorrei evitare di dilungarmi in apologie sulla malattia della nostra società che deve sempre tutto mercificare e ridurre ad uno spot, tutto svuotare di significati e complessità per appiattirlo alla dimensione di un poster. Ma senza indugio, me ne voglio uscire subito da questa confusione dicendovi che, secondo me, tutto questo non ha assolutamente niente a che fare con lo yoga. E soprattutto, tornando al centro della questione, la flessibilità non è la conditio sine qua non dello yoga. Dal punto di vista fisico non si pratica yoga per far bella mostra della propria naturale flessibilità (“bela fadiga”, mi vien da dire!), semmai per conquistare una miglior consapevolezza del proprio corpo, benessere, confidenza, una migliore qualità della vita. Un importante articolo del New York Times s’intitola “La flessibilità delle donne è uno svantaggio”, scritto da William J. Broad, l’autore diventato famoso per aver pubblicato un libro sui rischi di una pratica intensa, esercitata in maniera sempre più acrobatica da 20.4 milioni di persone negli Stati Uniti, ben l’8.7% della popolazione adulta.  Si, uno svantaggio, perché concentrandosi sulla performance ci si allontana totalmente dal luogo ove lo yoga ci vuole condurre.

Lo yoga non si preoccupa del “cosa”, ma del “come”, non si preoccupa dell’asana perfetta esteticamente, ma dell’attenzione che portiamo in quel momento a ciò che stiamo facendo. Non riguarda la meta, la postura fotografata e il corpo da copertina di Vogue, ma il viaggio, il nostro atteggiamento mentre eseguiamo una posizione evitando di imitare la foto ma eseguendola al meglio per il nostro corpo con un atteggiamento di ascolto e osservazione. Praticando in questo modo acquisiremo col tempo maggiore flessibilità fisica ma soprattutto mentale: la pratica millenaria può passare talvolta attraverso il corpo, ma è intesa come un allenamento della mente, un addestramento dei pensieri che, se lasciati alla deriva, possono talvolta avere il potenziale di un’arma di distruzione di massa!!!

E la sfida dello yoga alla modernità è proprio questa: sembra provocarci con le sue posizioni accattivanti e sempre più difficili, punzecchiando la nostra naturale inclinazione alla competizione e all’esibizione continua gonfiando gli ego a dismisura e rendendoci infelicemente schiavi. Ci prende in giro, ci schernisce e si diverte perché anche quando abbiamo raggiunto la posizione, quella della foto, il nostro incubo e sogno, dopo un’immediata euforia e gratificazione, non ci lascia niente se non il bisogno di ripartire per riconquistarne un’altra. Non vi ricorda niente? Non vi ricorda come viviamo? Sempre a rincorrere un obiettivo nuovo, un nuovo motivo di felicità che poi ci delude, continua frenetica attività di una mente che finisce sempre per ingannarci?

Perciò l’invito in yoga è quello di ritirare lo sguardo dall’esterno all’interno, per vederci finalmente, vederci per come siamo realmente senza immedesimarci nella modella yogica, nell’insegnante o nel vicino di tappetino. E da lì iniziare ad osservarci partendo dal corpo, una parte per il tutto, la più semplice, la più tangibile. Scoprire le sue rigidità, le sue tensioni, le sue difficoltà e pian piano, con pazienza e umiltà, iniziare a scioglierle attraverso la pratica, il respiro, l’amore per se stessi. Allungando il corpo, respirandoci dentro, ascoltando con pazienza, concedendoci tempo, allontanando il giudizio, inizieremo a stare meglio, fisicamente ed emotivamente. Perciò non sentitevi mai poco flessibili per lo yoga anzi, sono proprio le vostre difficoltà fisiche che vi stimolano a lavorare per stare bene e con questa scusa conoscervi meglio, godere di questo splendido incontro. Chi è già estremamente flessibile fisicamente avrà minori occasioni e stimoli per capire, per crescere nella fatica per il cambiamento, per evolvere.

Nel prossimo articolo qualche piccolo consiglio e posizione “faidate” per aumentare l’elasticità del corpo (anche se un corso può aiutare soprattutto all’inizio della pratica), ma l’invito di oggi per la settimana è di essere più flessibili mentalmente e provare davvero a vedere le nostre difficoltà, le tensioni e rigidità fisiche non come un impedimento, ma come una vera occasione per iniziare uno splendido percorso.

“Niente è come sembra niente è come appare
perché niente è reale..” (Battiato)

Namaste’

Elisa

 

 

02aa639fc1a175678ccc9bd75386227borso!

 

 

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