Intercity Notte

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Ho il naso spiaccicato al vetro del finestrino e considerando che il mio nasce già ‘a patata’,non devo essere proprio una ‘grande bellezza’.Sono seduta dietro,mi hanno invitata a non mettere le cinture e me ne sto in silenzio: evento,questo,più unico che raro!. Non sento neppure quello che dicono davanti,un pò come quando ti stai per addormentare…le voci pian piano si allontanano fino a scomparire.

Ulivi, morbide onde,masserie, spiragli di luce,nuvole,asfalto.

Stiamo percorrendo la Litoranea; l’ennesimo regalo di questa giornata.

Non manca molto per raggiungere Lecce.

Siamo arrivate la mattina,intorno alle 8.30,dopo aver viaggiato per tutta la notte su di un Intercity e la partenza è prevista per la sera stessa intorno le 21.30. Andata e Ritorno. Rimini-Lecce. Lecce-Rimini.

A casa ci hanno prese per matte,letteralmente. Era un continuo susseguirsi di :

‘Tutti questi chilometri in un solo giorno…?!’

‘Per divertirsi bisogna arrivare fin laggiù?!’

‘Cosa ci sarà da fare in Salento che qua non si può fare?!’

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Seduti su un muretto,le gambe penzoloni a picco sul mare. Ci consumiamo gli occhi su quel blu e ridiamo,parliamo,annuiamo,speriamo.

-‘Cosa vuoi fare da grande?’

-‘Io ho un piano A,un piano B e forse un piano C.’

-‘Io ho il piano A’

-‘Io non lo so. So che ho idee nuove,che mi piacciono cose che prima non sapevo neppure esistessero.’

Di lì a poco anche il Sole decide di prendersi una pausa…ma come dargli torto,è il 1° maggio ed è la festa di tutti i lavoratori,nessuno escluso! Comincia a sgocciolare. Ma non ci spostiamo. I capelli si fanno solo più ruffi. Il muretto è il porto sicuro. Per ora. In quel momento. Per noi.

‘Forse siamo già grandi e abbiamo paura a dircelo.’

Eccola lì…ci incontriamo sempre verso l’ora del tramonto. Quando i ragazzi scendono in piazzetta,le famiglie formano un lungo cordone ombelicale per attraversarti,quando i turisti ti girano in una cartina, quando la monumentalità dei tuoi anfiteatri splende all’imbrunire,quando me ne sto con gli occhi all’insù a fantasticare sui terrazzi dei tuoi vicoli,quando è sempre l’ora di mangiare un rustico,ti respiro nel momento più bello della giornata. Che bella che sei,Lecce!

Piego la testa sul finestrino del treno,sforzandomi di non assecondare il mio udito e il mio olfatto. Davanti,colui che deve aver vinto il guiness dei primati nella categoria ‘russatori-trattori’ e alla mia destra,l’anziana che ha pensato bene di levarsi le scarpe. Tutto a posto. Sono viva. Sono concentrata. Sto tornando verso casa.

Qualche luce di qualche palazzo fa capolino in mezzo al buio ma è notte, ed è calma apparente.

Certo che a volte sarebbe bello potersi vedere da fuori. Come ci muoviamo,come guardiamo,come parliamo,come ridiamo. Oggi,per esempio,mi sarei voluta rivedere su quel muretto. A quei ragazzi,con molta probabilità,avrei sorriso e scattato una foto senza farmi vedere. Se avessi saputo poi, che si erano conosciuti durante una vacanza,circa un anno prima,e oggi se ne stavano lì,a trascorrere un’intera giornata come se si conoscessero da sempre,forse gli avrei palesato la mia felicità.

‘Tutti quei chilometri per….?!’ …Per passare una giornata dove le distanze si sono accorciate fino a scomparire,lasciando spazio e tempo alla genuinità,alla spensieratezza di chi ha poco più di vent’anni,ai gesti che sono perfetti sostituti delle parole.

Inguaribile romantica?! Forse sì,forse no,ma so che lo starete pensando ( e non fate finta che vi vedo!!!) …tessere trame con le persone che incontriamo lungo il nostro percorso. Spostarsi senza pensare troppo alle distanze. Alzare la cornetta giusto il tempo per riconoscere quella voce. Scrivere un messaggio,a dimostrazione di un ‘ti penso’. Quando hai vent’anni e quando non li hai. Sempre.Fallo.

Sono questi i giorni in cui vivi di più.

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