RESPIRO DUNQUE SONO

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“COLUI CHE CONTROLLA IL RESPIRO CONTROLLA LA MENTE

COLUI CHE CONTROLLA LA MENTE CONTROLLA IL RESPIRO”

Upanishad

Quale argomento trattare per primo in questo prezioso spazio dedicato dal blog al mondo dello yoga? Quale aspetto trattare essendo lo yoga una scienza così complessa? E’ stato spontaneo per me iniziare dal principio, dal primo momento, il primo atto che compiamo quando veniamo alla vita, inspirando: il RESPIRO. Perchè non esiste yoga senza respiro, così come non esiste vita senza respiro. Quando mi chiedono qual è la differenza tra lo yoga e il pilates o qualsiasi attività fisica che presenta similitudini con la pratica dedicata al corpo fisico dallo yoga ( e da qui si capisce che yoga è molto di più del solo lavoro sul corpo), dovendo dare una risposta immediata e precisa, mi viene facile liquidare il tutto dicendo “il respiro”. Non che nelle altre attività non si respiri e non mi riferisco a quando inspirare o espirare, ma piuttosto intendo che senza respiro la pratica dello yoga asana non esisterebbe e, come spesso accade, invece di fare yoga ci si ritroverebbe a fare una discreta ginnastica. Il RESPIRO è il centro di tutto, il collante tra il nostro corpo fisico, le nostre e mozioni e i nostri pensieri. Nelle arti orientali le pratiche fisiche sono supportate costantemente dall’ attenzione alla qualità e alla modalità del respiro che ha un ruolo importante nell’acquisizione di un corretto modo di sentire e crea comunicazione tra il corpo e la mente. Corpo fisico, respiro e mente dunque nello yoga sono i tre aspetti inscindibili dell’essere umano tra i quali c’è una relazione continua di interdipendenza e l’UNIONE ( YUG la radice di yoga significa appunto unione) tra questi 3 mondi che spesso nella nostra società frenetica e segmentata viaggiano su binari separati, è lo spazio cui tende lo yoga.

Inoltre, attraverso movimenti precisi e una respirazione consapevole, si arriva ad offrire all’organismo la forza necessaria ad arricchire e rivitalizzare tutte le sue cellule, incluse quelle del sistema nervoso ed ormonale. In tal modo forza, equilibrio del corpo, tranquillità interiore e stabilità diventano il metodo per sostenere una crescita armonica, sia fisica che psichica.

Narrano le Upanisad che il dio Brahma, espirando, crea i mondi; poi, trattenendo il respiro, li mantiene in vita; infine, inspirando, li richiama a sé e li distrugge. Questo mito attesta l’immensa importanza che la tradizione indiana, e lo yoga in particolare, attribuiscono all’atto respiratorio (non ci sfugge ovviamente il parallelismo con la Genesi che vede l’uomo nascere dal soffio divino).

Secondo la fisiologia occidentale la respirazione è uno scambio, a livello polmonare, di sostanze gassose: negli alveoli dei polmoni il sangue cede all’aria anidride carbonica e ne riceve ossigeno, che l’aria contiene nella misura del 21%. Lo yoga sostiene che oltre a questa incontestabile realtà, noi però assorbiamo dall’aria qualcosa di più dell’ossigeno: un’energia sottile che ci carica ad ogni atto respiratorio e che viene chiamata Prana. Senza di essa nessuna forma di vita potrebbe esistere, né alcun processo vitale nel nostro corpo potrebbe aver luogo: ogni cellula, ogni atomo del nostro essere, è pervaso da questa mirabile energia, che non si lascia definire in formule chimiche, né può essere direttamente osservata con strumenti scientifici. Prana si può anche ricavare da altri elementi come il cibo che mangiamo o l’acqua che beviamo o la luce, ma nulla ci fornisce tanta energia vitale come il respiro. Per questo infatti possiamo resistere tanto senza mangiare, meno ma ancora tanto senza bere, ma veramente poco senza respirare. E non è un caso che i più grandi campioni di apnea ( Pellizzari, Maiorca) si siano tutti affidati allo yoga per comprendere meglio il respiro e l’arte di guidarlo ed espanderlo (Pranayama).  Ma essendo un argomento di una vastità immensa e volendo evitare che dalla noia dell’articolo smettiate di respirare, voglio oggi solo riflettere su questo nostro respiro.

Esatto, PROPRIO QUESTO. Fermiamoci un secondo, proprio adesso, e ascoltiamo questo inspiro: cosa avvertiamo? questo inspiro è ampio o corto? fluido o bloccato? e se si avvertono piccoli blocchi o resistenze al suo passaggio, dove di preciso li avvertiamo? forse riempie maggiormente l’addome oppure la cassa toracica oppure ancora lo sentiamo più alto, riempire gola e clavicole? Il respiro entra dalla bocca o dal naso? E l’espiro successivo invece? è lungo o breve? più o meno lungo dell’inspiro? Tratteniamo una parte dell’aria o liberiamo completamente espirando?

Queste sono solo alcune delle domande cui potremmo  rispondere e delle cose che potremmo osservare sul nostro respiro e che ci darebbero tanti spunti per conoscerci meglio e da qui partire per modificare un paio di “cosucce” non solo del nostro respiro ma della condizione fisica e di conseguenza delle emozioni e, sempre secondo una visione unitaria yogica ma ormai ampiamente condivisa dalla psicologia e dalla scienza occidentale moderna (qualche secolo dopo ma fortunatamente sempre più allineate), della nostra frenetica e spesso chiassosa e caotica attività mentale.

In altre parole il nostro respiro è lo specchio della nostra personalità, e il ritmo respiratorio è collegato alla nostra vita psichica. A seconda che siamo ansiosi, agitati, oppure, al contrario, perfettamente rilassati, la respirazione differisce profondamente: essa è infatti influenzata dallo stato d’animo dominante in un determinato momento. Allo stesso modo il nostro respiro e le nostre emozioni determineranno la qualità e la nostra capacità di gestire i nostri pensieri. Se così è, ciò significa che attraverso opportune tecniche si può arrivare, per mezzo del respiro, a modificare il pensiero: ma prima di giungere a questo dobbiamo partire prendendo coscienza di come viviamo l’atto respiratorio nelle sue fasi. In effetti, sebbene respirare sia un atto istintivo, spesso respiriamo male e non possiamo trarre un reale beneficio dal Prana finché non ci rieducheremo a respirare nel modo giusto.
Compiamo dai 20.000 ai 30.000 respiri al giorno e questo per tutta la durata della vita, l’azione che compiamo maggiormente dunque nella nostra esistenza e che, essendo un atto automatico, non consideriamo mai ignorandone il potenziale e l’estrema importanza. Automatico infatti non significa che il modo di respirare sia per forza ottimale; se solo pensassimo a quanto potrebbe cambiare la nostra esistenza divenendo consapevoli e gestendo meglio questa azione, staremmo molto più attenti al suo fluire e alla sua corretta esecuzione evitando di accumulare aria vecchia non espirandola completamente e cercando di sfruttare al massimo le potenzialità di questa immensa risorsa a nostra disposizione, la medicina migliore, più naturale ed ecologica di cui disponiamo, capace di diminuire stress, ansia e debolezza.

Se invece imparassimo a respirare correttamente ne sperimenteremmo i numerosi benefici, di varia natura tra i quali:

  • Arricchire il sangue di ossigeno che nutre e ripara tutte le cellule del corpo.
  • Migliorare il pensiero: se le cellule del sangue del cervello e di tutti gli altri organi sono meglio nutrite e più ossigenate, possono effettuare il loro compito in modo migliore.
  • Migliorare il funzionamento degliorgani interni
  • Aumentare la vitalità
  • Calmare la mente
  • Rinforzare i muscoli del corpo
  • Mantenere più elastici e giovani i tessuti dei polmoni
  • Diminuire il livello di stress
  • Sciogliere tensioni fisiche ed emozionali

Perchè allora non provare a prenderci un inspiro e un espiro per fermarci ad osservare! Basterebbe iniziare da qui, dall’osservazione pura e semplice, liberandoci da quel fastidioso atteggiamento così tanto radicato in noi che ci porta sempre a giudicare e condannare. Curiosamente e semplicemente prendere nota, conoscerci meglio attraverso questo aspetto: chiederci come respiriamo quando siamo felici e distesi o come invece il respiro si trasforma quando siamo arrabbiati e frustrati. Prendiamoci una settimana di tempo per fare solo questo (che poi è tantissimo), e poi ritroviamoci qui la prossima settimana per qualche semplice suggerimento che ci aiuterà a trasformare un po’ la nostra abitudine e a sentirci meglio. Io vi aspetto qui!

E se non fossimo sufficientemente motivate, ci ricordo che in India si dice che i nostri respiri sono in qualche modo contati, e che con quanti meno ne facciamo più a lungo viviamo!

 ” Essere consapevoli del vostro respiro

vi costringe a stare nel momento presente,

che è la chiave di tutte le trasformazioni interiori.

Ogni volta che siete consapevoli del respiro,

siete assolutamente presenti.

Potete anche rendervi conto che non potete pensare

e, allo stesso tempo,

essere consapevoli del vostro respiro.

Il respiro cosciente ferma la mente.”

 – Eckhart Toll

 

Namaste’

Eli

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