UN GATTO PER MAESTRO

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“Ma al di là di questi c’è un nome sottile,
E si tratta del nome che non indovinerete mai;
Il nome che nessuna indagine umana può scoprire:
MA IL GATTO STESSO LO SA, e non rivelerà mai,
Quando vedete un gatto in profonda meditazione,
È sempre, sappiate, per la stessa ragione:
La sua mente è rapita in estatica contemplazione
Del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome:
Il suo ineffabile effabile
E ffineffabile
Profondo e inscrutabile singolo Nome”

T.S. Eliot

 

Ci sono cose che la nostra mente intellegibile non può comprendere, non può nemmeno nominare. Esattamente come il vero nome dei gatti che solo loro conoscono, noi esseri umani siamo costantemente attraversati da una forza che non sappiamo nominare, che non riusciamo ad ingabbiare nella comprensione razionale: una forza naturale, vitale che attraversa piante, animali e l’universo intero, che tutto crea e conserva. Quando osserviamo gli animali nella natura vediamo che si muovono sfruttando questa forza vitale, così gli alberi la sfruttano per crescere verso l’alto e i pianeti continuano nel loro moto perpetuo. Noi uomini più “evoluti” abbiamo perso la capacità di percepire questa energia per lasciarci guidare interamente da una mente razionale e pensante che tutto deve comprendere e trasformare in uno sforzo di volontà così che le azioni che decidiamo di compiere spesso si trasformano in un enorme disastro. Allo stesso modo nella pratica yoga pian piano si impara ad allinearsi a questa energia, ad uscire dallo “sforzo” e lasciarci trasportare da questa forza vitale dentro l’asana (postura). Yoga è  imparare il “NON FARE”, imparare a non forzare gli eventi attraverso la nostra volontà, “abbandonare le forze individuali, personali che ci fanno compiere un’azione, per permettere alle forze della natura di intervenire e compierle al nostro posto”.

“Quando cerchiamo di “fare” qualcosa a ogni costo, quando il raggiungimento del nostro obbiettivo implica un eccessivo impiego di forza, tutto il corpo finisce per diventare generalmente teso. Questa tensione rende più difficile, per il cervello e per il sistema nervoso, distinguere le più sottili esperienze sensoriali necessarie per mettere in atto, nel modo più creativo possibile, i nostri propositi. Tuttavia, rispettare la legge del minimo sforzo” non significa avere licenza di essere pigri. La salute, il benessere e la crescita interiore richiedono un equilibrio dinamico tra tensione e rilassamento. Per percepire chiaramente noi stessi, dobbiamo essere in grado di confrontarci con quella parte o dimensione di noi stessi che è calma, a proprio agio e libera da inutili tensioni. In breve, perché l’azione sia efficace occorre il rilassamento. Questo rilassamento, però, non deve consistere nel “crollo” della sfera fisica o della coscienza. Deve assomigliare piuttosto al “rilassamento vigile” di un gatto. “ Dennis Lewis

E allora impariamo dai gatti l’Arte del non fare: nei loro corpi completamente rilassati e abbandonati quando riposano, nel loro lasciarsi guidare da una forza occulta quando scelgono di agire completamente rapiti da ciò che desta la loro attenzione, nel loro saltare in alto senza paura anche se si tratta di un salto “impossibile”, nel loro contemplare l’orizzonte per ore senza pensare, senza agire, vivendo intensamente, indisturbati da inutili pensieri che deviano dall’azione/non azione perfetta.

Consiglio della settimana: scegliete un Gatto per Maestro!!

Namastè

Elisa

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